rischio default Italia

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Rischio default Italia
RISCHIO DEFAULT ITALIA

Questo articolo vuole dare risposta a una domanda che molti italiani (e non solo gli italiani) si pongono: “La crisi pandemica da coronavirus porterà l’Italia a rischiare il default? Quale il vero rischio default Italia? Quale il rischio reale di fallimento delle banche italiane? Ma realmente il rischio default italia esiste?” In questa delicata fase, è tornato in voga il paragone fra l’Italia e la Grecia. Ricordate?

Quasi 10 anni fa

Nell’autunno 2009, il partito socialista Pasok vinse le elezioni e denunciò il mastodontico gap fra le previsioni del governo uscente e l’amara verità dei conti pubblici: il rapporto deficit/PIL era addirittura il doppio, pari al 12%. A fine dicembre, il piano “lacrime e sangue” dell’esecutivo Papandreou.

Tra aiuti internazionali, austerità, troika FMI-BCE-UE e haircut del debito pubblico (riduzione del valore nominale dei titoli posseduti del 50% e allungamento della loro scadenza), i movimenti populisti e anti-establishment guadagnarono consensi e a fine gennaio 2015 andarono al governo con la sinistra radicale di Syriza, guidata da Alexis Tsipras. Partì quindi il braccio di ferro con la troika sul rimborso del debito.

La crisi del debito e le correlazioni recenti con il futuro rischio default Italia.

La Banca Centrale Europea tolse alle banche elleniche l’accesso alle normali aste di liquidità. Risultato: i quattro principali istituti del Paese si ritrovarono alla canna del gas, con l’impossibilità per chiunque di effettuare prelievi (e poi con prelievi contingentati). I creditori proposero quindi a Tsipras un piano di rientro dal debito, che Tsipras sottopose a referendum.

Il 5 luglio 2015 dalle urne uscì vincitore il No con il 62% dei voti. Si parlò di Grexit e ritorno alla dracma, ma poi, qualche giorno dopo, Tsipras e i creditori raggiunsero un accordo. Sono trascorsi quasi tre anni e la Grecia fa ancora parte dell’area euro, anche se le difficoltà non sono tramontate e si parla di un nuovo piano di salvataggio con un ulteriore allungamento del debito.

Quale il vero rischio default Italia?

Ufficialmente, in Europa un default sovrano non si verifica dal secolo scorso. Tuttavia, il Vecchio Continente è reduce da un decennio di crisi finanziaria i cui effetti, in Paesi come Grecia e Italia, sono stati amplificati dalla particolare fragilità dei conti pubblici. Da qui, il caos ellenico.

RISCHIO DEFAULT ITALIAMa quando un Paese si può considerare tecnicamente in default? e quale il vero rischio default Italia? Quando non è più in grado di versare ai sottoscrittori delle obbligazioni emesse dal governo centrale non solo gli interessi ma anche il capitale da questi inizialmente investito. Uno Stato in default non riesce a pagare i dipendenti pubblici, le pensioni, i fornitori della pubblica amministrazione e meno che mai riesce a garantire i servizi sanitari e scolastici.

Quei debiti mai rimborsati

Il grafico che riportiamo qui sotto è tratto dal Database of Sovereign Defaults, 2017 pubblicato dalla Bank of Canada e basato sui dati del suo Credit Rating Assessment Group (CRAG): negli anni che vanno dal 1986 al 2015, il rischio default Italia, risulta un tema non solo italiano, ma valido anche nei Paesi emergenti e di frontiera, mentre le economie avanzate compaiono nell’ultima manciata di anni.

Nota a margine: HIPC sta per Heavily Indebted Poor Countries, ossia Paesi poveri pesantemente indebitati (esempio: Congo e Mozambico).

A mali estremi

RISCHIO DEFAULT ITALIAUn Paese in default, poco ma sicuro, è un Paese nel caos e il rischio default Italia è reale, così come è reale il rischio di fallimento di alcune banche italiane, qui trovi indicazioni sulle banche italiane che non passano gli stress test. Nel 2001, in Argentina, i risparmiatori cominciarono a ritirare grosse somme di denaro dai conti correnti con l’obiettivo di convertirli in dollari USA e possibilmente portarli all’estero. Il governo contrastò la corsa allo sportello adottando una serie di misure per congelare di fatto i conti bancari per 12 mesi, consentendo solo prelievi di piccole somme di denaro.

Un doppio vincolo, quello ai prelievi e alla circolazione dei capitali, abbastanza frequente nei casi di default conclamato o imminente. Così come il prelievo forzoso sulla liquidità, operazione messa in atto a Cipro nel 2013 da governo e Troika e nel 1992 in Italia dal governo Amato per salvare la lira.

“Whatever it takes”

Per salvare l’euro dal caos greco, l’imperativo fu fare “whatever it takes”, come disse il presidente della BCE Mario Draghi nell’estate 2012. Non prendere o limitare ma dare liquidità tenendo i tassi a zero e comprando obbligazioni emesse dagli Stati dell’area euro (il famoso quantitative easing).

L’11 marzo scorso la Presidente della Banca Centrale Europea Lagarde, durante la conferenza stampa, con una sua risposta ad una domanda di un giornalista in merito agli spread dei Paesi sovrani ha innescato repentinamente un rialzo del differenziale di rendimento BTp-Bund  su livelli ben superiore ai  300 punti base.

Il Sole 24 Ore del 26 marzo  ha sottolineato  che il programma degli acquisti del quantitative easing denominato Pepp (Pandemic emergency purchase programme) ha tolto i limiti di acquisto per emissione per un ammontare totale di 750 mld di euro da spendere entro fine anno ossia circa 75 mld mensili emulando il precedente programma di acquisti varato da Mario Draghi nel 2015.

Quanto rischia realmente il Belpaese e quale il vero rischio default Italia?

L’Italia – con un rapporto debito/PIL del 170%  prospettico per il 2021, con il deficit/PIL stimato al 7% e alla luce del debole tessuto economico italiano provato da una alta tassazione è a rischio? E se il Paese – speriamo di no – dovesse seguire una parabola simil-greca facendo lievitare ulteriormente deficit e debito e perdendo credibilità agli occhi dei creditori (Fitch ha già portato il rating dell’Italia ad un passo dal junk), ci sarà un “whatever it takes 2”? Difficile, proprio perché la BCE cosi come l’Europa politica ha molte correnti che remano verso obiettivi diversi.

Diversificare a tutti i livelli per scongiurare il rischio default Italia.

Insomma, il susseguirsi di eventi che si profila comporta nuovi rischi per risparmiatori e investitori ci consegna due grandi lezioni: sconsigliato tenere tutti i soldi fermi sul conto corrente e altamente consigliato invece limitare i danni con un buon grado di diversificazione, sia a livello di scelte di portafoglio ma anche territoriale dei risparmi, scegliendo direttamente in prima persona gli operatori ai quali affidarsi.

E gli operatori esteri autorevoli e accreditati, come noi di Goodwill Asset Management, possono essere una buona via per diversificare e proteggersi da eventi geo-politici estremi. Perché, si sa, del domani non c’è certezza.

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*Leggere attentamente le note legali

 

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4 comments to “RISCHIO DEFAULT ITALIA”

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  1. Giorgio - 18, Mag, 2020 Rispondi

    Salve leggo con sgomento questo articolo sul rischio default Italia. Sono italiano non penso sarà mai possibile che l’Italia fallisca. Siamo un Paese ricco di risparmio privato e gli italiani sono creativi. Il Governo troverà sicuramente una soluzione a questa crisi economica da Coronavirus. In ogni caso trovo assolutamente condivisibile il consiglio di diversificare anche territorialmente i propri risparmi in una ottica di prudenza per salvaguardare un patrimonio costruito con tanti anni di duro lavoro e sacrificio. Mi sembra un consiglio da buon padre di famiglia.

    • Il Team di Gwam

      Il Team di Gwam - 19, Mag, 2020 Rispondi

      Grazie Giorgio, siamo sempre dalla parte del cliente. Trova ulteriori spunti di riflessione nel seguente articolo <a href="https://gwam.ch/stress-test-banche-italiane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> STRESS TEST BANCHE ITALIANE: I 2 FATTORI CHIAVE</a>

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