Intervista a Giuseppe Ossoli su Cultura Aziendale e Valore d'Impresa.

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Giuseppe OssoliOggi vorrei dialogare con Giuseppe Ossoli, amico commercialista che svolge la propria attività da decenni in una delle zone più industrialmente attive d’Italia, la Brianza, il Varesotto, il Saronnese, il Monzese, nella quale operano prevalentemente le tanto famose PMI e che quando parla e scrive io gli dico sempre che sembra più un filosofo che un asettico professionista dei numeri e dei bilanci.

WALTER VALLI:

Giuseppe, chissà quanti cambiamenti hai visto nel tempo nella nostra zona? Alla luce della tua lunga esperienza, quindi, quali strategie proponi per la piccola impresa?

GIUSEPPE OSSOLI:

Le informazioni, la globalizzazione e l’aggressività della competizione sono fattori che hanno modificato in tempi sempre più veloci le condizioni di mercato in modo fondamentale e continuo.

L’ambito imprenditoriale è stato caratterizzato dai rapidi cambiamenti sociali ed economici: gli scenari ambientali, che sono elementi esiziali per l’impresa hanno condizionato l’esistenza e la sopravvivenza delle aziende, solo se sono state capaci di adattarsi alle condizioni generali che in continuo mutano.

Una sorta di principio darwiniano che coincide con l’affermazione “survival of the fittest” alla quale le imprese hanno dovuto ispirarsi.

Le imprese devono però con continuità chiedersi se sono preparate ad affrontare le sfide del futuro: il cambiamento è, infatti, inevitabile e dipende da noi stessi decidere quale contenuto dargli e che direzione fargli prendere.

L’imprenditore è il soggetto che, in funzione dell’analisi dell’ambito d’impresa, prende le giuste decisioni per fare in modo che l’impresa stia bene e che, per sopravvivere, si adatti.

WALTER VALLI:

Sappiamo entrambi che una corrente di pensiero da anni propugna che lo scopo principale dell’impresa non sia semplicemente il Profitto.

GIUSEPPE OSSOLI:

Infatti, è si vero ed imprescindibile che da questa analisi l’imprenditore comprenda su quali attività promettenti deve concentrarsi, decidendo però “prima” cosa vuole fare e solo “dopo” come farlo.

L’analisi dei segmenti di mercato giudica l’attrattività di una data area d’impresa per una realtà che già ci lavora o che potrebbe entrarci, considerando sia la situazione economica del momento che il potenziale di crescita a lungo termine del mercato in questione.

Ma anche l’analisi di come si opera e dell’etica con cui si fa impresa determina il successo di un’azienda.

Scenari ambientali che sono strategia di un nuovo “fare impresa” … per bene.

WALTER VALLI:

L’impresa quindi non come soggetto a sè stante ma come “comunità di uomini”.

GIUSEPPE OSSOLI:

Esattamente.

E per fare bene questo tipo di impresa, che mette al centro non solo la realizzazione del profitto ma tenda piuttosto alla soddisfazione delle persone che ne fanno parte, all’adozione di pratiche oneste tendenti al rafforzamento sociale dell’impresa stessa, necessita cultura, conoscenza e comunicazione.

E la vera premessa per il successo della strategia vincente di un’impresa siffatta è indubbiamente la sua forte visione, una visione che deve trasmettere un’immagine accattivante del futuro.

Lo strumento efficace e fondamentale per un successo che duri nel tempo e che permetta di costruire e definire il brand è la buona comunicazione dell’impresa.

WALTER VALLI:

Dicevi: Cultura, Conoscenza, Comunicazione.

GIUSEPPE OSSOLI:

Come concretizzare la visione e la strategia che ne scaturisce dipende dalla cultura stessa dell’impresa e questa cultura si esprime nei valori e condiziona le azioni dei collaboratori.

Tale modello di comportamento aiuta a concretizzare visioni e valori, descrive lo scopo e l’obiettivo primario dell’impresa e le regole di comportamento all’interno e all’esterno della stessa.

Ma, non basta aver sviluppato una buona strategia, è necessario comunicarla bene.

La trasmissione della conoscenza è, in generale, condizione fondamentale per il successo degli eventi umani e per il processo di realizzazione dei valori, qualunque essi siano.

In un sistema d’impresa la conoscenza interna, in modo particolare, cioè quella trasmessa per e dai collaboratori, ha la funzione di stimolo, nel quale tutti i collaboratori hanno il desiderio di dare un effettivo contributo ad obiettivi di cui vedono il senso e prendono decisioni autonome, agendo in proprio ed operando con responsabilità ed impegno.

In tal modo, essi si presentano al mondo esterno con un’espressione di unità d’intenti, dando l’immagine della visione comune dell’impresa e la sensazione netta di un ambito lavorativo libero e forte.

Questa visione si trasmette nell’immagine del cliente come simbolo di efficienza, responsabilità e sicurezza: un valore intangibile di indubbio impatto sull’impresa a livello di marchio e di possibile maggiore fatturato.

WALTER VALLI:

Ne emerge l’importanza di una nuova visione strategica dell’impresa.

GIUSEPPE OSSOLI:

Assolutamente sì.

La visione strategica d’impresa diventa il faro che indica all’impresa la rotta del proprio futuro e che detta le regole di comportamento affinché tutte le persone che ne fanno parte tengano costantemente la stessa linea nelle azioni da compiere e nei provvedimenti da prendere.

L’identità dell’impresa è data dal suo sistema di valori e solo nel momento in cui tutti i collaboratori conoscono ed hanno ben assimilato il valore dell’impresa possono agire in modo mirato e procedere uniti e compatti nella stessa direzione; una visione comune della strategia d’impresa è tale solo se molte persone dedicano ad essa anima e corpo, perché rispecchia un loro obiettivo personale e perché la sentono propria.

La visione deve mettere le ali ai collaboratori dell’impresa, deve rendere orgogliosi di appartenere al gruppo aziendale e motivare nel fornire prestazioni eccezionali, perché una visione, per avere successo, deve sempre poggiare su un contributo eccezionale, meglio se per il bene comune, ed essere collegata ad un obiettivo non punti solo al profitto a tutti i costi e fine a se stesso, ma che tenga conto anche della responsabilità sociale dell’impresa rispetto alla comunità di appartenenza.

WALTER VALLI:

Come sappiamo la Visione è la proiezione di scenari futuri, degli obbiettivi che l’azienda tende a perseguire. Cosa occorre in tal senso?

GIUSEPPE OSSOLI:

I requisiti che le visioni devono avere vengono riposti nel fatto che i collaboratori devono identificarsi con esse, che devono essere praticabili e divisibili in singoli obiettivi del lavoro quotidiano, che la loro formulazione non deve essere particolarmente rigida e dogmatica, ma permettere un graduale adattamento alla realtà aziendale e, infine, che devono essere sostenute dal potenziale e dalle risorse dell’impresa.

Perché l’impresa abbia la massima probabilità di raggiungere la visione a cui aspira, questa deve essere formulata in modo semplice e chiaro.

La formulazione delle visioni deve essere facile da comprendere per essere recepita ed implementata altrettanto facilmente dai collaboratori dell’azienda.

Cercare di risolvere i problemi aziendali con passione è motivante e fa scattare la scintilla dell’entusiasmo anche negli altri.

Oltretutto, la visione dell’obiettivo deve essere focalizzata sul contributo che l’impresa è in grado di dare ai clienti e al mercato.

L’obiettivo e la visione, chiari e ben spiegati, sono, allora, patrimonio dell’azienda, un patrimonio che è cultura aziendale e valore d’impresa.

È questa impostazione che permette di raggiungere il successo e di mantenerlo nel tempo, ma per riuscirci le imprese hanno bisogno che questo patrimonio faccia parte di una cultura aziendale condivisa.

E se la strategia è in armonia con i valori aziendali, allora non ci sono più ostacoli alla sua concretizzazione.

Orientarsi ai valori può portare, in alcuni casi, a conflitti nel sistema di valori dell’impresa, soprattutto quando è in gioco la sua capacità di sopravvivenza e, in quel caso, il valore che più di altri influenza la possibilità di sopravvivenza ha la precedenza su altri valori di carattere emozionale e culturale.

WALTER VALLI:

Da ciò che dici ne emerge che oltre ai beni tangibili di un’impresa assumono un’enorme importanza altri beni e valori sostanzialmente intangibili.

GIUSEPPE OSSOLI:

Proprio Così.

La pratica insegna che il valore di un’azienda cresce in maniera costante e duratura se si coltivano i valori culturali di fiducia e stima, quindi valori fondamentalmente intangibili.

È necessario concentrare l’attenzione sulla sintonia, che deve essere molto stretta, fra la strategia dell’impresa ed il suo sistema di valori, smantellando ostilità e creando sinergie.

Al contempo, comunicare ai collaboratori il sistema dei valori valido al momento ed elaborare insieme a loro i principi più importanti per le nuove strategie, alimentando quella cultura aziendale che è, appunto, la forza invisibile dell’impresa.

La cultura aziendale condivisa è la vera chiave della competitività e della capacità innovativa dell’impresa, una forza invisibile ed intangibile che deve essere fatta crescere ed usata per concretizzare la strategia.

Una cultura aziendale forte influenza positivamente i comportamenti degli attori aziendali ed è il fattore di successo per eccellenza della struttura, della strategia e dei processi di un’impresa.

WALTER VALLI:

Insomma, oltre ai mezzi propri di un’impresa, assumono un’importanza fondamentale i “Valori”?

GIUSEPPE OSSOLI:

La filiera del valore aggiunto ed il successo duraturo di un’impresa dipendono dai giusti valori, che sono la base dell’identità della stessa impresa, dell’uomo e della collettività.

I valori sono individuali, sono quelli dell’io responsabile.

Cultura è una parola da condividere, perché su di essa si imposta il modello di comportamento dell’impresa, dal quale si evince se la strada aziendale intrapresa è percorsa in modo giusto.

Il modello e le regole di comportamento descrivono lo scopo e l’obiettivo dell’azienda, indicando la via per raggiungere risultati futuri e rispecchiando fondamentalmente la cultura aziendale ed i valori dell’impresa.

Il modello comportamentale spiega ai collaboratori com’è l’impresa attuale e come dovrebbe essere in futuro, diventando, quindi, un valido aiuto nella gestione dell’impresa stessa.

Le decisioni strategiche ed i rispettivi processi di modifica ed adattamento necessari si trasformano in un polo attrattivo positivo se si riesce ad indicare ai collaboratori, tramite le regole di comportamento dell’impresa, una direzione che scateni in loro l’entusiasmo di fare e la voglia di cambiare, fondando il tutto su una fiducia reciproca, concentrando l’attenzione su una comunicazione onesta, aperta e tempestiva.

WALTER VALLI:

L’importante è, quindi, “esserci”, fare, attivarsi, dimostrarsi diversi ed appassionati: insomma, tentare di essere migliori, anzi “i migliori”.

GIUSEPPE OSSOLI:

La Comunicazione è il fondamento della costruzione del successo, perché influenza in modo duraturo il clima aziendale e, di conseguenza, la motivazione dei collaboratori.

Tale motivazione è l’immagine dell’azienda verso l’esterno, perciò, più la comunicazione aziendale for-benefit è completa, chiara e conosciuta, più l’identità dell’impresa al mondo interno ed esterno è trasmessa con positività.

Uomini ed imprese che si presentano uniti ed in armonia fanno sempre una buona impressione: più è riconoscibile e chiara l’immagine che l’impresa dà di sé, più è profonda ed indelebile l’impressione che lascia sia in ambito prettamente economico che sociologico.

Una buona strategia di comunicazione ha effetti molto positivi sull’azienda e vale davvero la pena investire tempo ed energie su tale processo, perché, spesso, un valido profilo aziendale fa anche profitto.

Allora, per concretizzare, cioè fare profitto, prima di produrre è necessario analizzare, pianificare ed adottare una strategia che parta dalla Cultura Aziendale.

Una forte visione aziendale è la premessa per il successo di questa stessa strategia, una visione che deve essere comunicata, che deve dare un’immagine accattivante del futuro e che sappia motivare tutti i collaboratori e riempirli d’orgoglio per ciò che fanno e che potranno fare per il raggiungimento dell’obiettivo.

La visione e la strategia che ne scaturiscono dipendono dalla Cultura Aziendale dell’impresa, che si esprime nei valori e condiziona le azioni dei collaboratori.

Il modello di comportamento è, allora, lo strumento tecnico che aiuta a concretizzare visioni e valori degli uomini che sono attori del processo aziendale, descrivendone lo scopo, l’obiettivo dell’impresa e le regole di comportamento all’interno e all’esterno della stessa.

Costruire questa immagine dell’azienda è uno strumento molto efficace e fondamentale per un successo che duri nel tempo.

Intervista a Giuseppe Ossoli su Cultura Aziendale e Valore d'Impresa.Grazie Giuseppe.

Dialogare con te è sempre appassionante. Io ho sempre pensato che i commercialisti si dividono tra coloro che si limitano a “riempire i moduli” e coloro che aiutano le imprese, soprattutto nel caso delle Pmi a compiere le azioni giuste nell’esposizione dei loro numeri. Tu fai parte di un’ulteriore categoria di professionisti (per fortuna numericamente in crescita) che è quella che cerca anche di tracciare una nuova via della Cultura Aziendale nel Fare Impresa, senza nessuna pretesa di insegnare a come fare a stare sul mercato (ogni imprenditore sa lui cosa deve fare x sopravvivere nel proprio settore mercelogico di appartenenza) ma ricordando l’importanza dell’utilità sociale del Fare Impresa.

 

 

WALTER VALLI 

Anche se questo è un blog all’interno di un sito di una società finanziaria e quindi si trattano principalmente argomenti attinenti all’economia, alla finanza, alla gestione di patrimoni… mi sono chiesto: perché? Perché parlare solo di queste cose? Lo so che chi entra in un sito tematico come il nostro lo fa per trovare argomenti o risposte su quel tema, per trovare risposte a domande tipo:
Avrò diversificato bene i miei risparmi?
Come si fa ad aprire un conto in Svizzera?
Qual è la vostra politica e modalità di investimento? E così di seguito.
Ma so anche che che colui che scrive è una Persona, un Uomo o una Donna, un essere vivente con i suoi hobby e i suoi interessi.
Ecco io vorrei trovare il modo di parlare alla “persona” di altri argomenti che probabilmente ci accomunano.
Per me il cliente non è un numero. Tutti i miei clienti lo sono per come faccio/facciamo il nostro lavoro, ma lo sono anche perché sono diventati “amici” con i quali condividiamo uno o più degli interessi extra-lavoro. Per questo, in aggiunta agli obbligatori argomenti finanziari, ogni tanto racconterò di cose ed esperienze e passioni ed hobby.
Se vi interessano leggeteli, se non interessano, passate oltre (tanto questo lo fate già, nel senso, che è quello che facciamo tutti: se ci interessa ci fermiamo, sennò..clic!)

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