Coronavirus in Italia e nel mondo

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IL CORONAVIRUS IN ITALIA: IL PICCO DI CONTAGI

Improvvisamente il Coronavirus in Italia crea un picco di contagi, come riporta in queste ore il piu’ accreditato istituto di ricerca sanitario americano il  Johns Hopkins University

CORONAVIRUS IN ITALIA: I VERI NUMERI DI UN CONTAGIO NEL MONDO

L’Italia scala le classifiche del contagio diventando in 24 ore il terzo Paese al mondo per contagi e queste statistiche sono in accelerazione.

CORONAVIRUS IN ITALIA: I VERI NUMERI DI UN CONTAGIO

La borsa italiana perde il 6%, mentre le borse globali, tutte in rosso, scendono tra il 3% e il 4% proprio a causa delle notizie che arrivano sull’evoluzione oggi del coronavirus in Italia. I clienti ci chiedono cosa ne pensiamo e abbiamo deciso di mettere le nostre considerazioni in forma scritta, cercando di affrontare un tema dietro cui ci sono molte paure, quanto più razionalmente possibile.

I veri numeri del contagio da coronavirus in Italia ci dicono un’altra verità.

IL CORONAVIRUS IN ITALIA: I VERI NUMERI DEL CONTAGIO

Solo nell’ultima settimana, al fine di studiare la diffusione del Coronavirus in Italia, sono stati fatti oltre 4000 tamponi, ossia un numero pari a quasi tutti i tamponi fatti in Europa dall’inizio del contagio.

Da questi numeri risulta evidente che se da un lato l’Europa sta forse sottovalutando rischi di pandemia, equiparando il Coronavirus ad una  banale influenza, dall’altro in Italia si è fatto ricorso a misure drastiche di contenimento ipotizzando i peggiori scenari possibili.

La storia ci insegna che spesso le malattie come i virus si evolvono in maniera imprevista e non deterministica, come  ad esempio la spesso citata Spagnola del 1918, riportata su twitter dal virologo Roberto Burioni 

Attenendoci ai dati ufficiali del Ministero della Sanità, il Coronavirus in Italia, secondo alcune scuole di pensiero, oggi sta mietendo meno vittime dell’ influenza stagionale,che ogni anno uccide più di 8000 persone.

Il sistema Sanitario italiano risulta da molti punti di vista tra i migliori al mondo e, se gestito bene, in grado di poter contenere l’epidemia del virus, anche se a caro prezzo da un punto di vista economico. In Italia ci sono inoltre molti centri di ricerca d’eccellenza.

Goodwill Asset Management, la nostra società, impiega svizzeri, italiani che vivono in Svizzera e frontalieri che fanno la spola tra i due paesi.

L’approccio in Svizzera nei confronti del Coronavirus è molto pragmatico e razionale e la situazione italiana viene monitorata costantemente.

IL CORONAVIRUS IN ITALIA: L’EFFETTO DOMINO

La nostra sensazione è che ai danni inevitabili del Coronavirus in Italia si aggiungeranno i danni causati da atteggiamenti individuali irrazionali a fronte di una minaccia divenuta ormai psicosi collettiva.

In questi giorni in ogni farmacia in Canton Ticino sono esaurite le mascherine, prevalentemente a causa di richieste in arrivo dal Belpaese.

Ti racconto un aneddoto su un fatto che ci è capitato proprio in questi giorni. Dal nostro ufficio si arriva a piedi in Italia, a Ponte Chiasso, in 5 minuti. Con i colleghi a volte attraversiamo a piedi il confine per pranzare in un buon ristorante asiatico/fushion su suolo italiano: l’Oyshi. Arriviamo al ristorante ed è pieno. Percorriamo altri 30 metri ed arriviamo al Sole di Como, il nostro ristorante cinese di riferimento, che troviamo tristemente deserto, mentre in passato era sempre affollato.

Di fronte all’evidenza del fatto che la gestione di entrambi i ristoranti è cinese, così come camerieri e personale, troviamo totalmente irrazionale il comportamento degli avventori.

Questa la nostra maggiore paura: il Coronavirus in Italia è l’ennesima sfida per un paese occidentale evoluto popolato da gente industriosa e capace, sfida peraltro globale, in cui l’Italia non è sola. Anche la Svizzera con la sua importante industria farmaceutica sta lavorando sul tema, in parallelo e congiutamente con le potenze globali.

Il vero rischio sono le conseguenze di comportamenti irrazionali del tipo di quelli che ti ho appena raccontato.

Nessuno sa realmente ancora quale sarà l’evoluzione del Coronavirus in Italia e nel resto del mondo, ossia se evolverà come la Spagnola del 1918, o rimarrà  una malattia con mortalità superiore, ma comunque comparabile all’influenza.

L’unica certezza è sull’impatto economico devastante che avrà il Coronavirus in Italia per effetto di misure drastiche di contenimento a forte impatto economico.

Le 5 regioni fino ad oggi colpite dal contagio di Coronavirus in Italia pesano per oltre il 31% del Pil Italiano.

Prima del contagio, esattamente in data 13 febbraio,l’ Unione Europea ha abbassato le stime di crescita dell’Italia ad un misero +0.3% nel 2020.

CORONAVIRUS IN ITALIA: CRESCITA DEL PIL 2020 IN EUROPA

Il Coronavirus in Italia ha decretato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado a data da destinarsi.

Le Autorità hanno inoltre deciso di imporre il coprifuoco dalle 18 alle 6 con chiusura di Pub, musei, cinema, esercizi commerciali e ipotizzano per il futuro misure anche più drastiche, ponendo le basi, se tale situazione si protrarrà per alcune settimane, per una profonda recessione economica causata da misure estreme di contenimento del Coronavirus in Italia.

Il Pil italiano nel 2020 potrebbe contrarsi tra -1% e -2%, creando un effetto domino sulla disoccupazione e sull’aumento degli ammortizzatori sociali, con un impatto diretto e significativo sul debito pubblico.

Coronavirus in Italia, blocco della produttività, recessione e spese assistenziali crescenti potrebbero spingere il Debito/Pil italiano  ben al di sopra del 145% dall’attuale 134%, innescando una serie di eventi a catena deleteri per la già oggi fragilissima economia Italiana.

Ipotizzando una recessione nell’ordine del -1,5%, il Pil italiano scenderebbe da 1800 miliardi attuali a 1773 miliardi di euro.

Il denominatore del Debito/Pil si contrarrebbe, mentre il numeratore aumenterebbe per le spese legate alle politiche di contenimento del Coronavirus in Italia e delle cure assistenziali.

L’espansione dello Spread rispetto al Bund tedesco causerebbe un aggravio della spesa per interessi nell’ordine di decine di miliardi, spingendo il Debito/PIl italiano al di sopra del 145% in un tempo relativamente breve.

Possiamo ipotizzare che un paese in recessione con rapporto Debito/Pil superiore al 145%, subirà il downgrade del debito pubblico, oggi un solo gradino sopra a Junk, a Junk, con nefasti effetti sulle deboli banche italiane, fortemente esposte e investite, come già scritto nell’articolo che parla dei futuri fallimenti già certi secondo gli stress test sulle banche italiane fino ad arrivare a un possibile scenario estremo di default del debito pubblico italiano

Purtroppo la debole economia italiana è facile preda di eventi esterni e la crescita economica è da oltre un decennio nell’intorno dello zero virgola a causa dell‘alto debito pubblico arrivato ad oltre 2440 mld di euro.

L’Italia paga circa 178 milioni di euro al giorno in interessi, circa 64.9 mld di euro all’anno, pari ad oltre il 3.6% del Pil.

Capirai bene che un minimo rialzo dei tassi di interesse sul debito pubblico italiano, anche solo nell’ordine di mezzo punto percentuale, causerà un aggravio del costo annuo in interessi di 1710 milioni di euro e una recessione di derivazione esogena.

Il Coronavirus in Italia e il blocco dell’attività economica deliberato in questi giorni dal Governo, se portato avanti troppo tempo, potrebbe, a livello economico, assestare un colpo durissimo per non dire mortale, creare danni ingenti ed arrivare a mettere in ginocchio la terza economia europea.

Purtroppo il Belpaese non potrà essere salvato come la Grecia, il cui Pil è pari al Pil della sola regione Lombardia,  essendo l’Italia troppo grande e interconnessa con gli altri Stati Europei.

A livello di strategia di investimenti secondo noi rimane ampiamente profittevole rimanere o incrementare gli investimenti in dollari, che rimane una valuta rifugio.

Gli investimenti sia obbligazionari che azionari negli Stati Uniti d’America sono meno esposti dell’Europa al contagio economico da Coronavirus.

La curva obbligazionaria americana risulta molto piatta, con il tasso a  3 mesi  all’1.55% e quello a 10 anni all’1.38%, ma non ancora invertita. La scadenza trentennale è oggi ancorata all’1.83%, a testimonianza che il mercato americano sconta una crescita contenuta del Pil per i prossimi anni ma non una recessione imminente.

Anche il comparto azionario americano offrirà opportunità di acquisto su molti titoli del settore farmaceutico e del settore dei  semiconduttori, a sconto valutativo sui multipli di mercato.

L’anno 2020 è inoltre l’anno elettorale americano, un anno in cui si creano molte aspettative economiche favorevoli derivanti dalle rosee promesse elettorali e pre-elettorali.

Se il contagio non avrà la dinamica della Spagnola, vediamo i mercati a stelle e strisce molto più resilienti di quelli europei e il dollaro nel medio termine valuta rifugio.

Se il contagio avrà la dinamica della Spagnola, ci saranno economie che si salveranno e altre che imploderanno su loro stesse.

Come il Coronavirus in Italia miete più vittime tra gli anziani e chi sia cagionevole di salute, lo stesso accadrà inevitabilmente a livello di Sistema Paese nell’Economia Globale. Cadranno le economie meno solide, con tutti i conseguenti effetti domino interni.

Secondo noi nelle prossime settimane ci saranno opportunità da cogliere, guardando ai mercati in senso positivo e costruttivo, ridimensionando e mettendo nella giusta prospettiva un fenomeno drammatico che rappresenta anche un’opportunità, quella di operare razionalmente mentre altri scaricano titoli sull’onda emotiva dell’ignoto, per paure irrazionali.

E’ nostra usanza avvalorare ogni affermazione citando numeri e fonti autorevoli e verificate. A testimonianza di questa affermazione riportiamo il grafico con precedenti evidenze empiriche di correlazione tra l’andamento dei mercati globali e le ultime serie epidemie virali, che in passato si sono rivelate interessanti opportunità di ingresso a medio/lungo termine.

Coronavirus in Italia e mercati azionari globali

Titoli farmaceutici e dollaro americano, secondo noi, in ogni scenario futuro dovrebbero risultare temi vincenti, come sempre, a patto di investire su un adeguato orizzonte temporale, avvalendosi del supporto di professionisti, che manterranno un’adeguata diversificazione finalizzata a ridurre il rischio, concentrandosi su investimenti di qualità.

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